IL TEATRO DELLA MEMORIA
Intervista di Mike Portnoy rilasciata per la rivista italiana Metal Hammer n. 5 del maggio 2000.
Autore: Fabio Rodighiero
Tornano a farsi vivi in territorio italiano i Dream Theater, forti dei responsi entusiastici ricevuti dal loro ultimo album “Scenes From A Memory”. Metal Hammer non ha perso l'occasione per incontrare Mike Portnoy a Torino e indagare sullo stato di salute della band statunitense. Ecco cosa ci ha raccontato...
Chi l’ha detto che scrivere per una rivista musicale è tutto rosa e fiori (o prati “verdi e cagnolini” come direbbe un noto metallaro ligure - ciao Paz!)? In realtà le cose non stanno sempre così. Può capitare infatti che un’intervista sulla carta “tranquilla” come quella ai Dream Theater si trasformi in una vera e propria Odissea con i due Fabio redazionali nel ruolo di novelli Ulisse, alle prese con cambi di programma improvvisi e tour manager che sembrano impossibili da rintracciare. Una volta superate tutte le peripezie, però, ci siamo trovati di fronte ad un Mike Portnoy stanco ma disponibilissimo che non ha esitato ad esprimere senza peli sulla lingua le sue opinioni sugli argomenti più disparati, a partire dall'ultimo tour...“Finora è stato un tour fantastico! Abbiamo ottenuto un sold out quasi ogni sera, offerto grandi show, suonato con una band che amo come gli Spock's Beard... è andato tutto benissimo, insomma.”
Qui in Italia i Dream Theater sono molto popolari: come spiegheresti questo incredibile successo, c’è dietro qualche ragione particolare secondo te?
Non lo so! È una cosa comune un po' a tutta l'Europa comunque. Certo in Italia l’atmosfera è speciale e la risposta del pubblico incredibile, ma ovunque, dall'Olanda alla Germania, fino alla Svezia e alla Grecia succede qualcosa di simile. Il pubblico europeo dimostra di apprezzare particolarmente la nostra musica e i nostri show ed è per questo che amiamo venire in tour qui.
Durante il tour di “Falling Into Infinity” Derek Sherinian aveva dichiarato che i Dream Theater negli USA non sono così famosi come in Europa. Come si spiega secondo te tutta questa differenza di responsi?
Il nostro pubblico in America è fantastico: i nostri fan sono dei fanatici e ci seguono ovunque; tuttavia è difficile per noi farci conoscere come vorremmo perché non otteniamo passaggi radiofonici o in televisione. Tutto o spazio è occupato dal pop e dall’easy listening, basta vedere MTV per rendersene conto. Tuttavia non ci lamentiamo, stiamo ottenendo ottimi risultati anche negli USA, tanto che abbiamo appena concluso un tour americano che è stato un vero successo.
In un’intervista precedente dicevi che “Scenes From A Memory” è il miglior album che abbiate mai pubblicato. Sei ancora dello stesso avviso anche a distanza di qualche mese?
Sì, decisamente. Abbiamo fatto tutto esattamente come volevamo farlo: dalla musica alla produzione, al concept, abbiamo curato tutto nei minimi dettagli. Si tratta di un progetto artistico molto ambizioso, ma ne è valsa la pena e ora siamo veramente soddisfatti dei risultati ottenuti.
Anche la reazione del pubblico sembra confermare questo tuo entusiasmo…
Infatti, abbiamo ottenuto grandi responsi, tanto che “Scenes…” è stato votato album dell'anno su molte riviste di differenti nazioni come Francia, Giappone ed Inghilterra. It's great!
A dire il vero a me non interessa quante copie il nostro album possa vendere, mi interessa di più la reazione del pubblico, come l'album viene accolto; dei dati di vendita non mi importa molto.
Cosa pensi a distanza di anni di “Falling Into Infinity”, un album che sembra una sorta di esperimento nella vostra discografia?
Mi piacciono ancora mollissimo alcuni brani come Lines In The Sand o Trail Of Tears che suonano come delle classiche suite dei Dream Theater. Poi credo che Just Let Me Breath sia un grande pezzo molto heavy e diretto e mi piace molto anche Peruvian Skies. Come per tutti gli album però ci sono delle composizioni che col passare del tempo resistono e si mantengono ottime e coinvolgenti, mentre altre si rivelano deboli... mi riferisco ad esempio a You Not Me o Take Away My Pain, “I think they’re shit!” e pensavo fossero brani terribili anche quando li abbiamo pubblicati, intendiamoci! Quindi la mia opinione non è cambiata molto col passare del tempo, come puoi vedere.
Perché pensi che You Not Me non sia all'altezza degli altri brani? Magari per il lavoro di Desmond Child?
Credo che alcuni pezzi di quell'album abbiano subito troppo certe influenze esterne. You Not Meoriginariamente era intitolata You Or Me e nel complesso suonava molto meglio, fino a che Desmond Child non ci ha messo sopra le mani. Lo stesso discorso si può fare per 'Take Away My Pain, la versione originale era decisamente migliore di quella finale. Avessi potuto decidere io non avremmo avuto nessun produttore esterno e nessuna collaborazione con altri compositori e l'album avrebbe avuto un suono molto diverso. Ma come dicevo, brani come Lines In The Sand Peruvian Skies e Just Let Me Breath mi soddisfano pienamente perché sono esattamente come le avevamo pensate, non hanno subito grandi stravolgimenti.
Ho letto nella tua biografia che i tuoi film preferiti sono Twin Peaks e Twilight Zone. Credi che questo tuo interesse per il cinema abbia influenzato la storia di Scenes From A Memory?
Decisamente! Tutto quello che faccio è influenzato dalla mia passione per il cinema. Ogni brano che scrivo, ogni libro che leggo, fa tutto parte di me. Scrivendo il concept e i testi per Scenes From A Memory sono stato influenzato da tre film in particolare: Dead Again, Shining e Angel Heart; quei tre sono stati la fonte d'ispirazione principale per me.
Scenes From A Memory suona esattamente come i fan vorrebbero che suonasse. È stata una scelta precisa da parte vostra quella di assecondare le richieste dei fan o si tratta di un risultato raggiunto spontaneamente?
L’unica scelta che avevamo fatto prima di cominciare a comporre il disco era quella di scrivere esattamente quello che volevamo. Abbiamo deciso di produrlo da soli, di non coinvolgere la nostra label. Ho un'idea precisa di cosa i fan vogliano dai Dream Theater, mi piace stare in contatto con loro anche tramite la rete, so cosa piace e non piace a loro e tengo in grande considerazione le loro opinioni. Non posso dire che abbiamo composto questo album solo per i fan, perché ci siamo limitati a fare quello che volevamo veramente fare, ma so anche che la direzione che abbiamo scelto è quella che molti fan si auguravano che noi prendessimo.
Come avete composto la musica per l'album? Siete partiti da delle improvvisazioni o cos'altro?
Non proprio, non abbiamo fatto molte jam session a dire il vero. È nato più che altro dalla collaborazione tra i membri della band, abbiamo raggruppato le nostre idee e cercato di metterle insieme e rendere il tutto omogeneo. Quando scrivi un album come questo, un concept album, non puoi fermarti alla semplice improvvisazione e tirare fuori spontaneamente idee, ci vogliono tempo e pazienza per mettere tutto insieme.
Avete scritto prima il concept o la musica?
Abbiamo prima di tutto composto la musica. Una volta completata la parte strumentale ci siamo dedicati al concept: abbiamo scritto la storia, l'abbiamo divisa in capitoli, abbiamo adattato i testi alla musica e assegnato ogni capitolo ad un pezzo diverso scegliendo un titolo appropriato. Non è un lavoro semplice: tieni conto che avevamo anche delle linee guida precise da seguire per poter raccontare la storia in maniera lineare.
Come mai sono passati così tanti anni dalla prima alla seconda parte di Metropolis?
Da quando abbiamo incluso Metropolis part 1 su Images And Words sapevamo che saremmo stati a lungo sommersi di domande riguardanti la seconda parte! (ride). Nel 1996 ci siamo detti “Ok, scriviamo questo maledetto pezzo e pubblichiamolo!”. Abbiamo composto cosi un brano di circa venti minuti, solo strumentale, non avevamo ancora scritto alcun testo. Alla fine abbiamo deciso di non includerlo in Falling Into Infinity, ma di tenerlo per l'album successivo, Cosi abbiamo ripreso alcune parti della composizione del '96, abbiamo deciso di farne un intero concept e abbiamo cominciato a lavorarci sopra seriamente.
Stasera suonerete tutto l’album?
Sì, tutto il concept per intero.
Compresa la prima parte di Metropolis?
No, non la suoneremo. Ci sono due motivi per cui non la suoneremo. Prima di tutto perché per suonare tutto il nuovo album ci servono circa novanta minuti e questo vuol dire che ci resta circa mezz’ora per proporre i pezzi più vecchi e Metropolis Part 1 da sola dura dieci minuti. Non vogliamo dedicare dieci minuti a questo singolo brano, soprattutto quando oltre metà dello show è occupato da Metropolis part 2! La seconda ragione è che avrebbe senso suonare la prima parte prima della seconda e non viceversa, ma poiché abbiamo deciso di cominciare lo show con la seconda parte per poi proporre pezzi più vecchi, ecco che Metropolis Part 1 non trova posto nella scaletta.
Sei ancora in contatto con Derek Sherinian e Kevin Moore? Hai sentito i loro album solisti?
Si, ascolto tutta la musica che fanno quei due ragazzi, ma non posso dire di essere ancora in contatto con loro. Derek ogni tanto lo sento, ma lui ora sta a Los Angeles, sta pensando ai suoi progetti e sta facendo cose molto diverse da quelle che proponiamo noi (Hey Mike, sei sicuro di avere ascoltato bene il suo “Planet X”??? N.d.A.). Siamo ancora in buoni rapporti, ma non ci sentiamo spesso.
Parlando del tuo più recente side-project, i Transatlantic, come sei entrato in contatto con gli altri musicisti coinvolti e come è nata l’idea di mettere in piedi questa band?
È cominciato tutto perché sono un grande fan degli Spock's Beard, li seguo fin dai loro esordi e volevo lavorare con Neal (Morse, leader degli Spock's Beard appunto) perché credo che sia un musicista estremamente ricco di talento. Così ho contattasto lui e gli altri componenti (Pete Trewavas dei Marillion e Roine Stolt dei The Flower Kings) e ho spiegato loro che avevo questa idea in testa, di questa band di “all stars” del prog; abbiamo cominciato a lavorarci su e alla fine eccoci qua!
C'è qualche nuova direzione musicale che ti piacerebbe esplorare con qualche side-project? Voglio dire, i Dream Theater sono una band di prog metal, con i Transatlantic ti dedichi al progressive, coi Liquid Tension Experiment pure…
Capisco cosa intendi, ma c’è anche da dire che tutti questi progetti sono diversi tra loro. I Dream Theater sono sì metal e tecnici, ma sono anche commerciali; i Liquid Tension Experiment sono estremamente tecnici, ma basano tutto sull'improvvisazione; i Transatlantic fanno un progressive più legato alla vecchia scuola, più vicino al rock classico per certi versi. In ogni caso abbiamo messo in piedi così tanti progetti paralleli che non c'è motivo per farne un altro! Ma SE, e sottolineo SE, dovessi mai pensare di fare qualcos’altro, cercherei di fare musica veramente metal, qualcosa di mostruosamente pesante; un gruppo che potrebbe coinvolgere me, Dimebag Darrell, Jason Newsted e Mike Patton ad esempio! Sarebbe il mio supergruppo metal!
Ma hai un po’ di tempo libero per poter anche solo pensare ad un progetto del genere?
No! È da cinque anni che non ho del tempo libero, non so perché continuo ad impegnarmi in cosi tanti progetti in prima persona! (risate).
C'è qualche band metal che ti ha particolarmente impressionato ultimamente?
Ci sono gli Spiral Architect ad esempio! Sono pazzi, mi piacciono molto, sembrano i Watchtower con John Arch, il cantante dei primi Fates Warning, alla voce. Poi mi piacciono molto i Meshuggah, altri pazzi scatenati e i Mr. Bungle e molte altre band.
Non sei il solo ad adorare Meshuggah e Mr. Bungle! Parlando invece dei vostri show in Italia, che ricordi hai della vostra esibizione al Monsters Of Rock tenutosi qui a Torino qualche anno fa?
È uno degli show meno riusciti tra quelli che abbiamo suonato in Italia. Ogni volta che suoni a dei festival non hai né soundcheck né alcuna possibilità di prepararti prima; inoltre per noi si trattava del primo concerto di quel tour e avevamo alcune persone nuove nella nostra crew. Mi ricordo che il suono non era dei migliori. Avremmo voluto proporre uno show più lungo, almeno due ore, ma non era possibile. Comunque la line-up del festival era molto buona con Deep Purple, Joe Satriani, Michael Schenker e molti altri. Resta il fatto che quando suoniamo da queste parti preferisco poter proporre il nostro show per intero e poter curare l’esibizione nei minimi particolari.
Cosa pensi invece delle prove fornite da Jordan Rudess durante questo tour? Sull'album fa un ottimo lavoro, come se la cava dal vivo?
Vederlo suonare dal vivo è ancora più impressionante che sentirlo su album. Non puoi apprezzare veramente le cose straordinarie che riesce a suonare fino a che non lo vedi esibirsi dal vivo, finché non vedi cosa riesce a tirare fuori dalla sua tastiera. È un mostro! Ora c’è un grande feeling all'interno della band, siamo molto affiatati, come lo eravamo ai tempi dell'uscita di Images And Words. Ci troviamo benissimo insieme!
Si penso che questa volta ci sia una perfetta combinazione: credo che ci sia molta tecnica, che arriva direttamente dalla testa, dalla mente, ma ci sono anche molte emozioni che vengono direttamente dal cuore, dall'anima. Cerchiamo sempre di bilanciare questi due aspetti, di non esagerare né per un verso né per l'altro e con ogni nuovo lavoro cerchiamo di migliorare anche da questo punto di vista.
Abbiamo parlato di progressive e prog metal. Ha ancora un senso secondo te usare il termine “progressive” oggi? Negli ultimi anni non mi sembra che ci sia stata una vera progressione in questo genere, sembra che tutti si limitino a ricopiare degli schemi ormai abusati, non si è visto qualcosa di veramente nuovo e originale. Cosa ne pensi?
Parlando di prog metal credo che l'unico modo che certe band hanno per progredire è smetterla di cercare di clonare i Dream Theater! Noi siamo cosi perché le nostre influenze sono estremamente varie, le nostre fonti di ispirazioni sono Yes, Rush, Pink Floyd, ma anche Metallica, Iron Maiden e Black Sabbath, nonché U2 e Peter Gabriel, sono tutti questi artisti insieme che ci hanno fatto diventare quello che siamo. Questa nuova generazione di prog metal band invece sembra essere cresciuta ascoltando solamente Dream Theater, Queensrÿche e Fates Warning, dovrebbero cercare una propria strada invece di limitarsi a copiare. Certo, tra questi c'è anche chi riesce a comporre ottimi album nonostante non si discosti molto dalle sue fonti d'ispirazione: come al solito bisogna distinguere tra buona musica e musica scadente, come per tutti i generi musicali.
Parlando del vostro live Once In A Livetime come mai avete deciso di pubblicare quel disco proprio dopo il tour di Falling Into Infinity? Molti fan non hanno apprezzato questa scelta e pensano che quell'album non rappresenti la vera essenza della band.
Penso che il momento per pubblicarlo non potesse essere migliore, quell'album ha suggellato la conclusione del capitolo della storia dei Dream Theater con Derek Sherinian. Così come il Live At The Marquee e l'homevideo Live In Tokyo chiudevano l'era della band con Kevin Moore, così Once In A Livetime e il video Five Years In A Livetime chiudono la Derek-era. L'idea era quella di pubblicare solamente un homevideo che coprisse il periodo di Awake e Falling Into Infinity e una volta che abbiamo convinto i responsabili della casa discografica a pubblicarlo loro ci hanno detto “Beh, perché non pubblichiamo anche un album da accompagnare al video?”. Così è stato fatto.
State registrando anche del materiale dagli show di questo tour?
Beh, in genere registriamo ogni show, ma finora non abbiamo fatto nessuna registrazione con il multitraccia, anche se probabilmente lo faremo in alcune delle prossime date.
Avete intenzione di pubblicare un altro live o un altro video quindi?
Ci piacerebbe si. Vorrei almeno riuscire a pubblicare un nuovo homevideo da questo tour, anche perché continuo a vedere Scenes From A Memory come un film e quindi mi piacerebbe poterlo pubblicare per intero accompagnato dalle immagini.
Hai qualche progetto particolare per il futuro?
Saremo in tour tutto l'anno, torneremo in Europa a luglio, faremo qualche festival e probabilmente anche in settembre e faremo qualche altra data da headliner. Inoltre abbiamo in programma un altro tour negli USA in agosto. Questi sono gli impegni confermati per ora. Se avrò del tempo libero cercherò di fare qualcosa con i Transatlantic, magari registrare del nuovo materiale o suonare qualche show dal vivo. Vedremo!
Non sei stanco?
Sono esausto! Come dicevo, è da cinque anni che non mi prendo una pausa e anche quando ho un po’ di tempo a disposizione devo fare qualche video didattico, qualche clinic in giro per il mondo oppure occuparmi dei miei side project; quindi anche il tempo libero che mi lasciano i Dream Theater non è mai veramente tempo libero. Inoltre ho anche una famiglia!
Però stai facendo quello che ti piace fare…
Sicuro! Probabilmente anche se avessi del tempo libero non riuscirei a stare fermo e non prendermi nessun impegno!
Per concludere, vuoi lasciare un messaggio per i tuoi fan italiani?
Grazzzieee (pronunciato in italiano)! Amiamo molto venire in Italia, è sempre un posto splendido in cui suonare e i nostri ultimi tre show sono stati fantastici. Ci vedremo di nuovo tra qualche mese, grazie ancora!
